Quando si parla di gin, il ginepro è l’unica botanica realmente indispensabile. Tutte le altre vengono scelte dal master distiller per costruire un’identità aromatica precisa. Tra queste, una delle più affascinanti è senza dubbio la lavanda, una pianta aromatica che negli ultimi anni ha trovato spazio in numerosi gin contemporanei grazie alla sua capacità di donare eleganza, complessità e una firma olfattiva immediatamente riconoscibile.
Tuttavia, utilizzare la lavanda nel gin non è affatto semplice. È una botanica estremamente espressiva e basta una quantità eccessiva per compromettere l’equilibrio del distillato. Per questo motivo viene considerata una delle botaniche più difficili da dosare all’interno di una ricetta.
Cos’è la lavanda?
La lavanda appartiene al genere Lavandula, una pianta della famiglia delle Lamiaceae, la stessa di rosmarino, salvia, timo e menta.
Esistono numerose specie, ma quella maggiormente utilizzata nell’industria alimentare e nella distillazione è la Lavandula angustifolia, conosciuta anche come lavanda vera.
Il suo profumo deriva principalmente da due molecole aromatiche:
- linalolo
- acetato di linalile (linalyl acetate)
Questi composti sono responsabili delle tipiche note floreali, fresche e leggermente balsamiche che rendono la lavanda così riconoscibile.

Perché la lavanda viene utilizzata nel gin?
L’obiettivo della lavanda non è rendere il gin “profumato di lavanda”.
Al contrario, quando viene dosata correttamente, contribuisce a rendere il profilo aromatico più elegante e tridimensionale.
Nel gin la lavanda può apportare:
- note floreali delicate;
- una sensazione di freschezza al naso;
- maggiore complessità aromatica;
- una percezione più morbida dell’alcol.
Il suo ruolo è quindi quello di rifinire il distillato, aggiungendo sfumature senza diventare protagonista assoluta.
Proprio per questa ragione viene impiegata in quantità molto ridotte rispetto ad altre botaniche come il ginepro o il coriandolo.
Cosa succede durante la distillazione?
Molti immaginano che la lavanda venga semplicemente lasciata in infusione nell’alcol, ma la realtà è molto più interessante.
Durante la distillazione vengono estratti gli oli essenziali presenti nei fiori.
Il calore permette alle molecole aromatiche più volatili di evaporare insieme all’alcol. Successivamente questi vapori vengono raffreddati e condensati, trasferendo nel distillato soltanto le componenti aromatiche desiderate.
Le sostanze vegetali più pesanti e le componenti che potrebbero rendere il gin amaro rimangono invece nell’alambicco.
È proprio questo processo che permette di ottenere un profumo intenso ma allo stesso tempo raffinato.
La chimica del profumo: perché la lavanda si integra così bene nel gin?
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la composizione chimica delle botaniche.
La lavanda contiene elevate quantità di linalolo, una molecola aromatica presente anche in altre botaniche comunemente utilizzate nella produzione del gin, tra cui il coriandolo e alcune scorze di agrumi.
Questa condivisione di composti aromatici favorisce una naturale armonia tra gli ingredienti, contribuendo a creare un profilo olfattivo equilibrato e continuo.
Per questo motivo molti master distiller utilizzano la lavanda come botanica di raccordo tra le note resinose del ginepro e quelle più fresche degli agrumi, evitando che il distillato presenti contrasti troppo marcati.
Perché è una botanica difficile da utilizzare?
Se da un lato la lavanda dona eleganza, dall’altro richiede una formulazione estremamente precisa.
Una quantità eccessiva può infatti far emergere note che ricordano prodotti cosmetici o detergenti, compromettendo completamente l’equilibrio del gin.
Per questo motivo i produttori che scelgono di inserirla nella propria ricetta dedicano molto tempo alla fase di sperimentazione, cercando il punto esatto in cui la lavanda valorizza il distillato senza dominarlo.
È proprio questa ricerca dell’equilibrio che distingue un gin ben progettato da uno semplicemente ricco di botaniche.
La lavanda nel Settebello Gin
Tra le 12 botaniche che compongono Settebello Gin, la lavanda rappresenta uno degli elementi distintivi del profilo aromatico.
L’obiettivo non era creare un “gin alla lavanda”, ma un London Dry Gin floreale, erbaceo e agrumato, nel quale ogni botanica contribuisse alla costruzione di un’esperienza sensoriale armonica.
Fin dall’apertura della bottiglia emergono chiaramente le note floreali della lavanda, accompagnate dai fiori di sambuco e dal finocchietto selvatico, che insieme costruiscono la firma olfattiva del prodotto.
Durante la degustazione, il ginepro mantiene il ruolo di protagonista, mentre la lavanda aggiunge eleganza senza coprirne il carattere. Il risultato è un profilo aromatico complesso ma estremamente equilibrato, completato dalle sfumature erbacee della santoreggia montana e del timo serpillo e dalla freschezza dei limoni di Gaeta.
Questa ricerca dell’equilibrio ha contribuito a far ottenere a Settebello Gin l’Ampolla d’Oro 2026, il massimo riconoscimento assegnato dalla guida nazionale Spirito Autoctono ai migliori distillati italiani.
Conclusione
La lavanda nel gin è molto più di una semplice botanica profumata. È uno degli ingredienti più delicati da utilizzare e, proprio per questo, uno dei più affascinanti.
Quando viene dosata con precisione, contribuisce a creare un gin elegante, persistente e ricco di sfumature, senza alterare il carattere del ginepro. È un perfetto esempio di come, nella distillazione, la qualità non dipenda dal numero delle botaniche, ma dalla loro capacità di dialogare tra loro in modo armonico.

